Spostamenti (sedia-letto-bagno): la guida pratica per ridurre rischio e fatica di chi assiste gli anziani
di Redazione
17/02/2026
Assistere un familiare anziano o una persona con difficoltà motorie è un atto di dedizione, un impegno quotidiano che richiede pazienza, forza e amore. Chi ricopre questo ruolo, conosciuto come caregiver, sa bene che dietro ogni gesto di cura si nasconde uno sforzo fisico e mentale non indifferente. Tra le tante attività, gli spostamenti da una posizione all’altra, come dal letto alla sedia a rotelle o dalla poltrona al bagno, sono tra i momenti più delicati e faticosi della giornata.
Ripetuti più volte al giorno, questi gesti possono affaticare schiena e articolazioni di chi assiste e aumentare il rischio di cadute per la persona assistita. L’obiettivo di questa guida è mostrare come soluzioni tecnologiche e un approccio consapevole possano ridurre la fatica e aumentare la sicurezza per entrambi, trasformando l’assistenza in un’esperienza più serena e sostenibile.
Il ‘lavoro invisibile’ del caregiver: dove si accumula fatica
Il ruolo del caregiver è spesso un “lavoro invisibile”, composto da compiti che si sommano ora dopo ora. La fatica non è solo fisica, ma anche psicologica: prendersi cura della sicurezza di un’altra persona crea tensione costante e richiede molta energia.
Dal punto di vista fisico, lo sforzo si concentra in movimenti specifici: sollevare, sostenere, accompagnare e riposizionare una persona, richiede una corretta postura e una buona forza fisica. Ma quando questi movimenti diventano ripetitivi, il corpo inizia a risentirne. Mal di schiena, dolori alle spalle e affaticamento muscolare diventano fastidi indesiderati, che però ci segnalano un sovraccarico potenzialmente dannoso nel lungo periodo. Questa fatica, col tempo, può portare a una minore lucidità, aumentando il rischio di commettere errori durante le manovre più complesse. È quindi importante trovare strategie efficaci per proteggere la propria salute e, di conseguenza, quella di chi si assiste.
I trasferimenti più critici (e perché)
Non tutti gli spostamenti sono uguali. Alcuni sono più impegnativi per chi assiste, a causa del tipo di movimento o dell’ambiente in cui avvengono. Analizziamoli nel dettaglio.
Il passaggio dal letto alla carrozzina o alla poltrona è forse il primo grande sforzo della giornata, perché richiede di sollevare il busto della persona, farla sedere sul bordo del letto, ruotarla e accompagnarla in posizione seduta. Questo movimento porta il caregiver a un grande sforzo per sostenere il peso dell’assistito. Ancora più complesso è il trasferimento verso il bagno e il WC, perché l’ambiente è spesso stretto e le superfici possono essere umide e scivolose, aumentando il rischio di cadute. Inoltre, aiutare una persona a sedersi e rialzarsi dal water richiede una grande forza e una presa sicura, nonostante le condizioni. Questi momenti, oltre alla difficoltà fisica, toccano la sfera intima e la dignità della persona, rendendo fondamentale un approccio che garantisca comfort e rispetto. Il problema di questi trasferimenti nasce dalla combinazione di sforzo fisico, ambiente rischioso e delicatezza della situazione.
Scale: quando diventano il ‘collo di bottiglia’ della giornata
Se i trasferimenti su un unico piano rappresentano una sfida quotidiana, le scale possono diventare un vero ostacolo, il “collo di bottiglia” che complica la vita domestica. Per una persona con difficoltà di movimento, una rampa di scale può ridurre l’accesso a tutta la casa, limitandone l’autonomia e la partecipazione alla vita familiare.
La camera da letto al piano superiore e la zona giorno al piano terra? Questo diventa un problema pratico, che porta ogni spostamento ad una pianificazione complessa e, spesso, l’aiuto di più persone. Inoltre, il tentativo di accompagnare manualmente una persona su e giù per le scale può essere una manovra molto pericolosa, sia per il caregiver che per l’assistito. Il rischio di perdere l’equilibrio e causare una caduta con conseguenze gravi è molto alto. Infatti, questa difficoltà porta molto spesso a una riduzione degli spostamenti, costringendo la persona anziana a una vita sedentaria e isolata rinunciando a spazi, abitudini e affetti.
Soluzioni che alleggeriscono davvero (routine e spostamenti tra piani)
Oggi, fortunatamente, la tecnologia offre soluzioni concrete e sicure per superare queste barriere, alleggerendo il carico del caregiver e restituendo libertà di movimento. Per i trasferimenti più impegnativi su un unico piano, strumenti come sollevatori mobili, maniglie di sostegno e sedute per la vasca possono fare davvero la differenza.
Per l’ostacolo più grande, le scale, la soluzione più efficace sono impianti di mobilità verticale. Infatti, esistono dispositivi tecnologici come i montascale per anziani di Vimec, progettati per restituire l’indipendenza. Si tratta di poltroncine motorizzate che scorrono lungo una guida installata sulla scala, permettendo alla persona di salire e scendere i piani in totale sicurezza e comfort, semplicemente premendo un pulsante. Questi sistemi sono realizzati su misura e si adattano sia alle scale dritte che a quelle curve o con pianerottoli, grazie a un’installazione rapida. Per chi si muove in carrozzina, i servoscala a pedana offrono una piattaforma stabile e sicura per superare le rampe di scale. Invece, per un comfort abitativo totale, gli ascensori domestici o homelift rappresentano la soluzione ideale, integrandosi con eleganza nell’architettura della casa e garantendo spostamenti fluidi tra i piani con un consumo di energia simile a quello di un comune elettrodomestico.
Come misurare il “beneficio” (tempo risparmiato, meno rischi, più autonomia)
L’acquisto di una soluzione tecnologica per la mobilità è un investimento con benefici concreti e facilmente misurabili su più fronti.
Il primo e più importante beneficio è la riduzione dei rischi. Infatti, grazie a queste soluzioni, il pericolo di cadute sulle scale viene eliminato e per il caregiver, questo significa azzerare quasi totalmente il rischio di infortuni muscolo-scheletrici legati allo sforzo fisico. La serenità di sapere che il proprio caro può muoversi in sicurezza non ha prezzo.
In secondo luogo, c’è il risparmio di tempo e fatica. I minuti e le energie spesi ogni giorno per gestire gli spostamenti sulle scale si risparmiano e questo tempo può essere impegnato in una conversazione, nella lettura di un libro insieme, o semplicemente in un momento di riposo per il caregiver, fondamentale per mantenere il proprio equilibrio psico-fisico.
Infine, il beneficio più prezioso è il recupero dell’autonomia e della dignità per la persona assistita. Non dover più dipendere da altri per spostarsi da un piano all’altro della propria casa significa riappropriarsi dei propri spazi e delle proprie abitudini. Significa poter scendere in soggiorno quando lo si desidera o ritirarsi nella propria camera senza dover chiedere aiuto, e questa nuova libertà ha un grande effetto sulla serenità mentale della persona e ne migliora l’umore, l’autostima e la qualità complessiva della vita.
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